Il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento può mettere in seria difficoltà il coniuge beneficiario e, soprattutto, compromettere il soddisfacimento delle esigenze quotidiane dei figli.
Quando l’obbligo di pagamento è previsto da un provvedimento del giudice o da un accordo legalmente formalizzato, il beneficiario non è costretto ad attendere indefinitamente. L’ordinamento mette a disposizione diversi strumenti per ottenere il pagamento delle somme arretrate e tutelare le scadenze future.
Quando il mantenimento deve essere pagato
L’obbligo può derivare, tra l’altro, da:
- un provvedimento emesso durante la separazione;
- una sentenza di separazione o di divorzio;
- un accordo raggiunto in sede di separazione consensuale;
- una convenzione di negoziazione assistita;
- un provvedimento relativo al mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio;
- un successivo provvedimento di modifica delle condizioni.
L’importo deve essere corrisposto secondo le modalità e le scadenze stabilite. Chi è obbligato non può sospendere o ridurre autonomamente il pagamento, neppure quando ritenga che siano cambiate le proprie condizioni economiche.
In presenza di una modifica rilevante della situazione reddituale, patrimoniale o familiare, è necessario chiedere formalmente la revisione delle condizioni.
Cosa fare dopo il primo mancato pagamento
Prima di avviare un’azione giudiziaria è opportuno verificare:
- il titolo che stabilisce l’obbligo di mantenimento;
- l’importo esatto dovuto ogni mese;
- gli eventuali adeguamenti ISTAT previsti;
- le somme effettivamente versate;
- le mensilità rimaste insolute;
- le spese straordinarie documentate e non rimborsate.
È quindi utile predisporre un conteggio preciso degli arretrati, conservando gli estratti conto, le ricevute, le comunicazioni intercorse e i documenti relativi alle spese sostenute.
La diffida di pagamento
Il primo intervento può consistere nell’invio di una diffida formale con la quale si richiede il pagamento delle somme arretrate entro un termine determinato.
La diffida consente di:
- quantificare il credito maturato;
- contestare formalmente l’inadempimento;
- invitare il debitore a regolarizzare i versamenti;
- interrompere eventuali contestazioni sull’inerzia del beneficiario;
- preparare la successiva azione esecutiva.
In alcuni casi il pagamento avviene dopo la ricezione della comunicazione legale. Quando ciò non accade, è possibile valutare le iniziative giudiziarie più adeguate.
Il recupero forzoso delle somme arretrate
Se il titolo posseduto è esecutivo, si può procedere al recupero coattivo del credito.
Dopo la notificazione degli atti necessari, l’azione può interessare, a seconda della situazione concreta:
- lo stipendio;
- la pensione;
- il conto corrente;
- i crediti vantati dal debitore verso terzi;
- beni mobili o immobili.
La scelta dello strumento non deve essere automatica. È opportuno individuare preventivamente i redditi e i beni effettivamente aggredibili, così da evitare iniziative inutilmente costose.
Il pagamento diretto da parte del datore di lavoro o di altri terzi
In determinate condizioni è possibile chiedere che una parte delle somme dovute venga corrisposta direttamente dal datore di lavoro, dall’ente pensionistico o da un altro soggetto che effettua pagamenti periodici in favore dell’obbligato.
Questo rimedio può essere particolarmente efficace quando l’inadempimento è ripetuto, perché consente di intervenire non soltanto sugli arretrati, ma anche sulla regolarità dei pagamenti futuri.
La procedura applicabile deve essere individuata considerando il titolo posseduto, la natura dell’obbligo e il provvedimento che ha disciplinato il mantenimento.
Cosa succede se il debitore sostiene di non poter pagare
La perdita del lavoro, la diminuzione del reddito o la nascita di nuovi obblighi familiari non determinano automaticamente la cessazione o la riduzione dell’assegno.
Finché il provvedimento vigente non viene modificato, l’importo originariamente stabilito continua a essere dovuto.
Il debitore che ritenga non più sostenibile l’assegno deve chiedere la modifica delle condizioni e dimostrare il cambiamento concreto della propria situazione. La semplice decisione di versare una somma inferiore può determinare l’accumulo di arretrati.
Il mancato pagamento può avere conseguenze penali?
In alcune circostanze la violazione degli obblighi economici stabiliti in materia di separazione, divorzio e affidamento dei figli può assumere anche rilievo penale.
La responsabilità penale, tuttavia, non deriva automaticamente da ogni singolo ritardo. Devono essere valutati la durata e la gravità dell’inadempimento, la condotta complessiva dell’obbligato, le sue effettive possibilità economiche e le conseguenze prodotte sui beneficiari.
L’eventuale denuncia non sostituisce l’azione civile necessaria per recuperare materialmente le somme dovute.
È possibile recuperare anche le spese straordinarie?
Le spese straordinarie sostenute per i figli possono essere richieste all’altro genitore quando risultino dovute in base al provvedimento, agli accordi intervenuti e alle regole applicabili al caso concreto.
È importante conservare:
- fatture e ricevute;
- prescrizioni mediche;
- attestazioni scolastiche;
- ricevute dei pagamenti;
- messaggi o e-mail relativi alla preventiva comunicazione della spesa.
Non tutte le spese seguono le stesse regole. Alcune richiedono un preventivo accordo tra i genitori, mentre altre possono essere sostenute senza previa autorizzazione perché necessarie o urgenti.
Quali documenti portare all’avvocato
Per una prima valutazione sono generalmente utili:
- il provvedimento di separazione, divorzio o affidamento;
- l’eventuale accordo di negoziazione assistita;
- gli estratti conto relativi ai periodi contestati;
- il prospetto delle mensilità non pagate;
- le ricevute delle spese straordinarie;
- le comunicazioni scambiate con l’altro genitore;
- le informazioni disponibili sul lavoro, sui redditi o sui beni del debitore.
Una documentazione completa permette di calcolare correttamente il credito e scegliere lo strumento più efficace.
Ogni situazione richiede una valutazione specifica
Il mancato pagamento del mantenimento non deve essere affrontato con iniziative improvvisate. Occorre verificare il contenuto del titolo, distinguere le somme ordinarie dalle spese straordinarie e individuare i redditi o i beni sui quali intervenire.
Agire tempestivamente può evitare che il credito aumenti e che l’inadempimento si protragga nel tempo.
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Lo Studio Legale Avv. Vincenzo Alessio assiste coniugi e genitori nelle controversie relative al mancato pagamento dell’assegno di mantenimento, nel recupero degli arretrati e nelle procedure di modifica delle condizioni di separazione e divorzio.
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