Cadere a causa di una buca sull’asfalto, di un marciapiede sconnesso, di un tombino non livellato o di una strada dissestata può provocare conseguenze anche gravi: fratture, lesioni, danni al veicolo, spese mediche, giorni di lavoro persi e, nei casi più seri, invalidità temporanee o permanenti.
In questi casi è possibile chiedere il risarcimento dei danni da insidia stradale, ma è fondamentale sapere come muoversi sin dai primi momenti successivi all’evento.
Cos’è l’insidia stradale
Per insidia stradale si intende una situazione di pericolo presente sulla strada o sul marciapiede, non adeguatamente segnalata e tale da provocare un danno all’utente.
Esempi frequenti sono:
- buche profonde sull’asfalto;
- marciapiedi rotti o sconnessi;
- tombini sollevati o non allineati;
- griglie pericolose;
- assenza di segnaletica;
- macchie di olio o materiali scivolosi sulla carreggiata;
- radici di alberi che deformano il piano di calpestio;
- lavori stradali non adeguatamente segnalati.
La responsabilità, nella maggior parte dei casi, ricade sull’ente proprietario o gestore della strada, ad esempio il Comune, la Provincia, l’ANAS o altro soggetto incaricato della manutenzione.
La responsabilità dell’ente custode
Il riferimento normativo principale è l’art. 2051 del codice civile, secondo cui ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito.
Applicato alle strade, ciò significa che l’ente che ha la custodia del bene pubblico deve provvedere alla sua manutenzione e sicurezza. Il danneggiato, però, deve dimostrare:
- l’esistenza dell’insidia o del dissesto;
- il danno subito;
- il nesso causale tra la situazione pericolosa e il danno.
Non è quindi sufficiente affermare di essere caduti o di aver danneggiato il veicolo: occorre raccogliere prove precise e tempestive.
Cosa fare subito dopo l’incidente
La fase immediatamente successiva all’evento è decisiva. Molte richieste risarcitorie vengono rigettate non perché il danno non esista, ma perché non è stato adeguatamente provato il collegamento tra l’insidia e l’incidente.
È consigliabile:
Fotografare subito il luogo dell’incidente, riprendendo la buca, il marciapiede rotto, il tombino o l’ostacolo da più angolazioni. Le foto devono mostrare anche il contesto, così da rendere riconoscibile il punto esatto in cui si è verificato il fatto.
Chiamare, se possibile, la Polizia Municipale o altra autorità, affinché venga redatto un verbale o comunque venga documentata la presenza del dissesto.
Raccogliere i nominativi dei testimoni, cioè delle persone che hanno assistito alla caduta o all’incidente.
Recarsi tempestivamente al pronto soccorso, se vi sono lesioni fisiche, descrivendo con precisione la dinamica dell’accaduto.
Conservare tutta la documentazione medica e fiscale, comprese ricevute, fatture, certificati, referti, prescrizioni, esami diagnostici e spese sostenute.
Nel caso di danni al veicolo, è importante far redigere un preventivo o una perizia fotografica dei danni, evitando riparazioni immediate senza prima aver documentato lo stato del mezzo.
Quali danni si possono chiedere
Il risarcimento può riguardare sia i danni fisici sia quelli patrimoniali.
Tra i danni risarcibili rientrano:
- lesioni personali;
- invalidità temporanea;
- eventuale invalidità permanente;
- spese mediche;
- spese di riabilitazione;
- danni al veicolo;
- perdita di giornate lavorative;
- danno morale, ove ne ricorrano i presupposti;
- ulteriori conseguenze economiche documentate.
Ogni voce di danno deve essere provata con documentazione adeguata.
Il ruolo del caso fortuito
L’ente custode può liberarsi dalla responsabilità solo provando il cosiddetto caso fortuito, cioè un evento imprevedibile e inevitabile, idoneo a interrompere il rapporto causale tra la cosa in custodia e il danno.
Può assumere rilievo, ad esempio, anche la condotta del danneggiato, quando sia imprudente o tale da costituire causa esclusiva dell’incidente.
Per questo motivo, ogni caso deve essere valutato attentamente: la visibilità della buca, l’orario, l’illuminazione, le condizioni meteo, la segnaletica presente, il comportamento del pedone o dell’automobilista sono tutti elementi che possono incidere sull’esito della richiesta.
Come si avvia la richiesta di risarcimento
Il primo passo è inviare una richiesta formale di risarcimento danni all’ente responsabile, indicando:
- data, ora e luogo dell’incidente;
- dinamica del fatto;
- descrizione dell’insidia;
- danni subiti;
- documentazione fotografica;
- certificazione medica;
- eventuali testimoni;
- richiesta di risarcimento.
L’ente, di regola, trasmette la pratica alla propria compagnia assicurativa. Segue poi una fase di valutazione, eventuale visita medico-legale e possibile proposta transattiva.
Se l’offerta è insufficiente o la richiesta viene rigettata, può essere necessario procedere giudizialmente.
Perché è importante rivolgersi a un avvocato
Le controversie per danni da insidia stradale richiedono una corretta impostazione sin dall’inizio. È necessario individuare il soggetto responsabile, raccogliere le prove, formulare correttamente la richiesta risarcitoria e valutare l’eventuale azione giudiziaria.
Un errore nella fase iniziale può compromettere l’intera domanda.
Per questo è opportuno rivolgersi a un professionista, soprattutto quando vi siano lesioni personali, danni rilevanti o contestazioni da parte dell’ente o della compagnia assicurativa.
Conclusioni
Chi subisce un danno a causa di una buca, di un marciapiede dissestato o di altra insidia stradale può avere diritto al risarcimento, ma deve agire con tempestività e precisione.
Fotografie, testimoni, verbali, referti medici e documentazione delle spese sono elementi fondamentali per dimostrare la responsabilità dell’ente custode e ottenere il giusto ristoro.
Lo Studio Legale Avv. Vincenzo Alessio assiste cittadini e imprese nelle richieste di risarcimento danni da insidia stradale, sia nella fase stragiudiziale che in quella giudiziale, offrendo una valutazione preliminare del caso e della documentazione disponibile.
